il congresso DC del 1976 e l’assemblea degli esterni del 1981 quale è il senso di una rievocazione oggi?

il congresso DC del 1976 e l’assemblea degli esterni del 1981 quale è il senso di una rievocazione oggi?

Usate altri termini.

Doveva essere l’amarcord del congresso del marzo 1976 che rielesse Zaccagnini alla guida della DC e mediaticamente si è trasformato in una lotta di correnti interne al Pd per l’investitura alla possibile leadership di due consumati burocrati quella di Gabrielli più interna e quella Ruffini più esterna. È mancata tutta quella tensione ideale dentro l’assise del rinnovamento generazionale, che innovava profondamente nelle regole interne con l’elezione diretta del segretario. Con quella scelta la DC era avanti a tutti gli altri partiti. Non è stato riconosciuto il giusto merito a Bartolo Ciccardini propugnatore tenace di quella tesi, che tendeva a spezzare il peso delle correnti nella gestione quotidiana del Partito. La tensione congressuale si palpava anche negli interventi di taluni esponenti come Darida che venivano contestati da un pubblico partecipe sugli spalti nelle giornate congressuali.

Poi in parallelo c’è chi rievoca l’assemblea degli esterni del 25 – 30 novembre 1981. Come se fosse replicabile in una convention di poche ore ad Avellino, una grande, straordinaria mobilitazione intellettuale che fu preceduta da una lunga fase preparatoria del comitato ordinatore dei quindici che settimanalmente si riuniva per elaborare le linee di azione e i contenuti del programma. Ricordiamo di tra gli altri il contributo di Giancarlo Mazzocchi, Romolo Pietrobelli, Armando Rigobello, Pietro Scoppola, Marco Follini, Carlo Donat Cattin. Le riunioni si tenevano spesso per ragioni logistiche nella sede del Direttivo del gruppo e Giancarlo Mazzocchi prima di tornare nella sua Piacenza o a Milano alla Cattolica, si soffermava ad aggiornarmi sulla dinamica dei lavori.

L’assemblea degli Esterni permise un nuovo punto di vicinanza tra iscritti, amministratori, parlamentari e portatori di esperienze culturali e sociali esterne.
Fu un grande risultato di democrazia diretta vedere l’esaltazione del metodo democratico con il voto minuzioso del documento finale.
I numeri parlano da soli: dopo la relazione generale di Luigi Gui si registrarono ben 126 interventi in sede plenaria, ben 94 comunicazioni scritte, oltre il lavoro delle quattro commissioni. Tre volumi ne raccolgono la interna documentazione.
Tutto fu preceduto dal documento del cn del luglio 1982 e poi ratificato dai consigli nazionali di dicembre 1981, gennaio e febbraio 1982.
Che dire, che fare.
Credo che dovrebbero essere usati altri termini nel celebrare certi Eventi, rispetto ad una storia che non appartiene a qualcuno. Sono stati portati avanti percorsi individuali per tornaconto personale, per posti al sole che rifuggono un progetto politico che possa minimamente ancorarsi a quella Storia, a quelle storie.
Il sale senza saliera può essere usato una sola volta e non per fare lievitare il pane di tutti i giorni!

Maurizio Eufemi

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