Riflessioni sulla commemorazione di Giuseppe Gargani
“Pensa e taci” è la frase di Aldo Moro che mi ha guidato nella giornata di ieri dopo avere ascoltato la commemorazione di Giuseppe Gargani nell’Aula di Montecitorio. Dirò qualcosa fuori dal coro come incoraggerebbe Donat Cattin dopo avere ascoltato la fiera delle ipocrisie.
Ha brillato l’assenza del presidente della Camera che ha delegato al vicepresidente di turno l’onere burocratico della seduta, assorbito evidentemente da ben altre questioni più delicate come il conflitto sulla diffusione delle chat.
Molti interventi delle prime linee di Montecitorio ne hanno illuminato la figura. Poi interventi di amici o presunti tali. Molta vanagloria come direbbe Andreotti.
Le commemorazioni finiscono sempre per esaltare solo le cose belle e comode offuscando la realtà e la verità, soprattutto per chi ha militato in un partito come la DC dove il pluralismo era il dato fondante, ma dove imperava anche il primo punto dell’agenda sturziana quello della “gelosia fra i deputati”. Vi è stata attenzione all’Uomo e alla sua Storia, meno alle sue battaglie di paladino della giustizia contro il protagonismo della magistratura.
Come dimostrano le sue pubblicazioni tra cui: In nome dei pubblici ministeri1998; Le istituzioni dilaniate1994; Diritto e giustizia 1997; L’identità politica condizione per la democrazia 2019; La storia fatta con le manette 2021; Io e il partito 2015
Come la strenua difesa dell’articolo 68 della Costituzione sulle immunità come forma di tutela del parlamentare fino a votare contro, avendo percepito che con la fine della immunità e alla funzione anomala della magistratura si sarebbe alterato l’equilibrio istituzionale!
Per non parlare della battaglia referendaria in difesa della Costituzione promuovendo il comitato che ci vedeva albergati, giovani e meno giovani in una battaglia generazionale nel suo ufficio di colonna Antonina.
Per non parlare della legge proporzionale nella riforma elettorale per la quale arrivò al punto di dire ” Se avessi qualche anno in meno mi legherei al palo della luce elettrica davanti alla Camera dei Deputati! Ecco in questa frase c’era il significato più forte e più autentico di Gargani, la difesa del Parlamento come luogo della rappresentanza e della difesa degli interessi popolari e del popolarismo sturziano.
La storia di Gargani è la storia vera della DC. Dai primi anni del movimento giovanile fino alla uccisione della balena bianca. Poi è sorto il personalismo, il rancore, il contrasto tra classi tra le varie persone, estranei alla cultura di Gargani. Questa è la storia vera della Dc, che non si può dimenticare. Tutto aveva un significato culturale che poi cadeva sulla politica quindi la politica era una cosa seria ed era sostanza culturale che portava ad una attuazione dei problemi e alla risoluzione: il problema del Mezzogiorno, della scuola, della identità dei cattolici.
Ma come sappiamo Gargani è “morto sul campo” mentre era impegnato a difendere un principio di diritto, quello del riconoscimento del valore di una legge dello Stato. E qui è mancato il coro dei commemoranti. Solo Maurizio Lupi ha avuto il coraggio di affermarlo esplicitamente e dopo di lui nella seduta notturna dedicata al bilancio interno, Alessandro Colucci che ha richiamato l’assemblea sul punto che stava più a cuore a Giuseppe Gargani cioè “adeguare gli assegni previdenziali al costo della vita è una regola, è una legge ed è una norma prevista all’interno di una delibera, la n. 14 del 2018, che io non ho condiviso mache è prevista e che va realizzata.. Credo che questo sia un passaggio che, se lo sottacciamo in quest’Aula, è un gravissimo errore, perché se la Camera dei deputati non rispetta le leggi credo che sia il presupposto per cui gli italiani possono non rispettare leggi.
Allora, mi sembra che questa deliberazione è un diritto necessario, non è un privilegio ma un vero diritto.”
C’era l’occasione del bilancio interno e quello che era stato affermato la mattina poteva essere attuato la sera. Invece è stato tutto un altro film. È cambiato il copione.
Sì è parlato di cd servizi, di ristorazione, di cooperative di risparmi del taglio dei parlamentari pari al 7 per cento, di raccolta differenziata, di autocertificazioni di antifascismo e tanto altro ancora.
Il bilancio interno era la sede per onorare coerentemente Giuseppe Gargani morto sul campo nella sua ultima battaglia . Così non è stato.
La centralità del Parlamento era assente, non pervenuta.
Maurizio Eufemi