memoria del sisma 2016 a Ussita

memoria del sisma 2016 a Ussita

Il sisma a Ussita
Ieri, oggi e …. domani
Ottobre 2016
A Ussita, ieri dopo il terremoto.
Avvertivo l’esigenza di correre a Ussita. Sapevo che la scossa sentita anche a Roma era stata forte, l’epicentro a Ussita non poteva non avere provocato danni. Volevo vedere, sapere, capire.
Parto in macchina, insieme a tutta la famiglia, percorro la Flaminia, prendo il nuovo quadrilatero, per arrivare a Pievetorina, perchè la Valnerina è bloccata sulle gole, salgo verso Appennino, ma non si può scendere su Villa Sant’Antonio perchè si stanno rimuovendo le macerie, dunque bisogna salire per il santuario di Macereto, fortunatamente senza danni, per poi scendere verso Ussita scendendo da Tempori, un balcone su Ussita. Il pensiero va a quando con Mons. Fiorelli ricollocammo la lapide danneggiata dal terremoto del 1997, a ricordo del restauro promosso da Mins. Filippo Bernardini, sottosegretario di Propaganda Fide e nipote del card. Pietro Gasparri. Oltre le spaccature sull’asfalto, segno della frattura si vedono i primi danni. L’istituto Arsini, dopo Vallestretta, con la chiesetta di Santa Reparata, gravemente danneggiata, dove venivano i ragazzi delle colonie, ferito. In un silenzio tombale si scende verso Capovallazza con la strada ostruita dalle pietre rosse di calcare rotolate dalla montagna e troviamo le abitazioni distrutte, ferite dalla forza della natura.
Monte Bove è abbagliato dal tramonto del sole. Mentre verifichiamo i danni altri boati, come urla della terra. Apriamo la porta e vediamo quello che non vorresti vedere. In quel silenzio ti fermi a riflettere, incurante del pericolo e delle scosse continue. Ti senti il mondo crollare.
Poi passano i tecnici del gas che si preoccupano di chiudere l’erogazione. Ti fanno tornare alla realtà. Poi ti domandi se quei luoghi potranno tornare alla vita di prima o se non prevalga la rassegnazione di fronte alla sfida che si presenta ad una intera comunitá. Un giro nel Paese per vedere i luoghi più cari, le chiese, la casa dell’amico, del familiare, del vicino, del conoscente. Tutti colpiti, accumunati nello stesso destino. Nessun segno di vita, se non la macchina dei soccorsi e gli operatori della comunicazione impegnati a raccontare; nessun esercizio aperto, neppure per un caffè di cui avresti bisogno. Dovrai arrivare fino a Muccia. Sky manda in onda le immagini del drone sul cimitero sulla Rocca, verso Castel Fantellino, voluto dal cardinale Gasparri, devastato, con le cappelline, le tombe, i fornetti, tutto raso al suolo.
Scende la sera ed insieme la temperatura. Riprendiamo la strada per Visso e per Roma. Tolte le macerie, a Villa Sant’Antonio viene riaperta la strada verso Appennino evitando il giro tortuoso di trenta chilometri. Al semaforo volgi lo sguardo alla casa di Franco Sensi e pensi a Lui come avrebbe affrontato l’emergenza del terremoto e post. Anche a Pieve Torina si vedono le ferite del sisma. Sulla piazza i segni di vita di una comunitá che in silenzio ascolta un uomo che parla, che spiega. Un segno di vita che deve riprendere. Pensi sul compito grande che ha il giovane sindaco Gentilucci un imprenditore laborioso, come tutta la famiglia che conosci, che apprezzi. Riprendi il quadrilatero. Si fa sera scendi verso Foligno. Ormai hai lasciato i Monti Sibillini, che Leopardi scorgeva da Recanati, e che per destino, il comune di Visso custodiva i manoscritti nel Palazzo Comunale anch’esso in parte crollato, come il Palazzo dei Priori, che fu prima assegnazione sede pretorile del tribunale di Camerino, anche per il giudice Abbate del processo Moro; ti rimetti sulla Flaminia e nel mondo che cammina lontano e distante dal terremoto che ha colpito la Valnerina.
Ripensi ai tanti anni di vita vissuta a Ussita e se potrai rivivere quei luoghi, quei momenti o se resteranno solo ricordi.
Ussita: un Paese fantasma. dopo il terremoto un nuovo mostro: la burocrazia
ieri ho toccato con mano la realtà del sisma. Ę stato difficilissimo affrontare le difficoltà che si sono presentate ai miei occhi come cittadino. Appena arrivato molte forze dei vari corpi presidiavano gli accessi. Tutto ė stato classificato come zona rossa, forse anche dove non era indispensabile. Quella che vedete in foto ė l’unica zona dove e collocata la base operativa. Ammirevoli e disponibili i vigili del fuoco. Si toccava con mano il mostro della burocrazia che rischia di fare piū danni del terremoto.
si voleva inpedire di accedere in condizioni di sicurezza perfino in vicinanza della propria abitazione per vedere se era ancora in piedi dopo la scossa di domenica. Di fronte a ferme e motivate rimostranze che spiegavano come si potesse arrivare alla abitazione senza pericoli anche camminando a piedi lungo il fiume un solerte maresciallo dei carabinieri ha voluto chiedermi i documenti come carta di identitæ che ho presentato senza remore. Sono un cittadino italiano, che fa il suo dovere, paga le tasse puntualmente. In Italia esiste ancora una Costituzione che tutela i principi di libertà e quindi di parola. E intendo difendere fino alla morte questo diritto.
Se alcuni amministratori hanno deciso di deportare le popolazioni per non avere problemi, per non avere responsabilitæ, per non sforzarsi nel trovare soluzioni alternative sul posto, deve essere gridato e si ha il dirityo di poterli dire. Se si sono prese decisioni sbagliate deve essere segnalato. Se non sono stati messi in sicurezza i beni culturali danneggiati fin dal 24 agosto va gridato.! I social danno una informazione alternativa che da il senso del disagio dei cittadini nel sapere, conoscere e affrontare i problemi.
Se non si vuole la gente tra i piedi, perchė non si realizza un call center, perchė non si usano le tecnologie per far vedere con i droni non solo il cimitero devastato ma anche le frazioni. i borghi e tutti i beni culturali ai quali tutti noi siamo legati.
Il Santo Natale a Ussita
È quello che oggi mi manca. I giorni trascorsi in passato nella quiete del clima di montagna con le sue luci, le cerimonie religiose all’interno di chiese gelide, riscaldate dalle stufe a gas, le giornate brevi, il focolare ravvivato dal fuoco scoppiettante, le nevicate abbondanti, le imprevedibilità atmosferiche che ti facevano inventare soluzioni, le interruzioni di energia elettrica, il gasolio che gelava, gli scoiattoli che saltavano sui rami secchi alla ricerca di cibo.
Quello che manca è la ricostruzione dei sentimenti, le persone con le quali condividevi momenti di gioia.
Il terremoto ha distrutto le relazioni umane, le consuetudini decennali, il vivere il Santo Natale in modo diverso.
Sarà ricostruzione vera quando oltre agli edifici pubblici e privati, la comunità intera riprenderà la vita di prima di fine ottobre 2016, quando il sisma ha cambiato la nostra vita.
I problemi della Ricostruzione
Ho letto molte cose e ritengo di offrire un piccolo contributo.
Sono andato a Ussita martedì dopo la scossa devastante di domenica. La decisione di chiudere tutto come zona rossa mi ha sorpreso. Un esempio perchè è stato sigillato l’accesso anche a Vallazza e Capovallazza solo per vedere i danni in assenza di pericoli?
In un paese desertificato c’è il rischio che i soccorritori soccorrano i soccorritori. Come mai anche strutture ristrutturate post sisma del 1997 sono inagibili a cominciare dalla sede del comune? La vita ricomincia se si sospendono i vincoli del parco, se si usa flessibilitá, se le amministrazioni sono in grado di dare risposte efficienti.
Che i sindaci vengano il 7 a Roma è una inutile parata. Sanno benissimo cosa chiedere all’anci, al commissario straordinario, ai presidenti di regione alle autoritá preposte. I sindaci è meglio che restino sul territorio ad affrontare i problemi.
Sul decreto. L’errore era giá iniziale escludendo Ussita dal prima decreto, nonostante i danni rilevanti. Oggi, si promuove un prestito venticinquennale quindi la ricostruzione la finanziamo noi, poi si utilizza il credito di imposta ma devi utilizzare la dichiarazione dei redditi. E gli anziani e gli incapienti come fanno? C’è dunque molta propaganda e finora poche risorse.
Terremoto in Centro Italia
Nulla sarà come prima, ma pesano gli errori
il 30 ottobre 2016, ore 7,40 una scossa i magnitudo 6.5 colpisce l’appennino umbro marchigiano, distruggendo borghi medievali e vallate incontaminate del Parco dei Monti Sibillini. Piccole comunità ricche di storia vengono cancellate dalla furia distruttrice della natura.Lo scenario che si presenta è quello di un’area bombardata, con un paesaggio spettrale, senza vita. Chi ha visto solo le immagini delle TV sul sisma che ha colpito il centro Italia ha subito una informazione deformata, dalla comunicazione governativa. Fino alla vigilia di Natale sono state continue passerelle di Autorità nazionali per andare sui luoghi per manifestare solidarietà e promesse di ricostruzione. Purtroppo le cose non stanno andando nel senso auspicato. E’ sopraggiunta la neve e il freddo che hanno enormemente complicato la vita degli irriducibili allevatori che sono rimasti sui luoghi evitando la deportazione sulla costa adriatica, perché gli animali non possono essere lasciati neppure per il week end, non si può fare il pendolare con le stalle disastrate, i tempi di vita della campagna non sono quelli degli impiegati.
Poi le promesse non si sono concretizzate perché siamo prigionieri della logica delle gare e degli appalti dell’Enac per paura di imbrogli e dei favoritismi. Non si è andati sul mercato mondiale per comprare quello che serviva e risolvere i problemi con flessibilità e intelligenza. Le gare richiedono tempi lunghi e non sempre i termini vengono rispettati. Alla fine si sono riscontrati ritardi nella costruzione sia delle casette di legno che delle stalle. Di queste ultime solo nelle Marche ne servirebbero 700. Per le casette, poi, abbiamo assistito alla insufficienza delle disponibilità, così che le prime venti, a Norcia, il luogo simbolo delle radici e della cultura europea, sono state assegnate con il sorteggio, come il più banale del telegioco. Anche la tragedia si trasforma in riffa, anche se nei più avveduti e sensibili fa nascere il senso di colpa di avere vinto qualcosa sottratto a qualcuno che ha più bisogno. Poi il senso di solidarietà diffuso nel Paese ha portato a straordinari gesti di partecipazione e di coinvolgimento.
Da angoli più lontani del Paese sono state donati camper e roulottes per alleviare il freddo che arriva, nella notte invernale, a -16 gradi.Sono state donate casette e qui scatta la burocrazia: qualche sindaco forza i vincoli legislativi e burocratici e altri invece no; si rifiutano di dare la deroga alla disposizione urbanistica in nome di un falso egualitarismo così che il sogno della casetta sfuma per casera fronte alle complicazioni finisce per prendere la strada di un altro Paese e di un altro amministratore più avveduto. I sindaci che hanno emesso ordinanze per autorizzare i cittadini residenti a realizzare a proprie spese e in area di proprietà privata casette di legno per far fronte ai tempi lunghi della burocrazia, hanno trovato la ferma opposizione della Regione Marche!. Alla paura del terremoto si aggiunge così la paura di una denuncia per abuso edilizio! Ma dopo un sisma 6.5 ha ancora senso parlare di piano regolatore e di norme urbanistiche, di Parchi, quando nulla sarà come prima, quando tutto il bello è distrutto, tutto è zona rossa, tutto è vietato, per non entrare nelle proprie case per recuperare oggetti, ricordi, momenti di vita intergenerazionale, senza la presenza di un vigile del fuoco? Di fronte a questa realtà il solito ambientalista di turno vorrebbe utilizzare la fase della ricostruzione per diffondere la banda larga. C’è in questa affermazione qualcosa di molto lontano dalla realtà che vede, invece vitellini morti di freddo e sbranati dai lupi.La gente non ha più casa, non ha più nulla e si lanciano proposte utopistiche.O chi propone un’area franca in zone di montagna e di collina dove non vi sono le condizioni per scelte di questo tipo, di certo preferibili lungo la costa adriatica, nelle aree industriali e commerciali, nei distretti e in prossimità di porti collegati con i Balcani.Si tratta di fughe in avanti che non aiutano la soluzione dei problemi, che sono tanti, compresi immobilismo, burocrazia, scarso collegamento tra organi emergenziali e livelli di governo più vicini alle comunità.
Non è solo la neve che sta congelando i terremotati, ma anche la burocrazia che sta mettendo in difficoltà tutto il sistema della ricostruzione.Ogni Regione si sta inventando un modello senza tenere conto delle esperienze del passato.Nel tentativo di semplificare con le schede FAST e AEDES, perizie giurate, perizie asseverate si è passati ad un caos nella gestione delle schede del rilevamento danni. Sarebbe stata necessaria una centralizzazione operativa delle procedure e per le modalità di intervento, uno sportello unico, una assistenza forte, con personale distaccato da altre Regioni e da altri enti locali ai piccoli comuni, che non hanno né mezzi nè risorse umane per fronteggiare la catastrofe.Niente di tutto questo.A 70 giorni dal sisma agli allevatori è stato detto: potete provvedere da soli. Come…in che modo….Poi sono nate le polemiche su di chi è la responsabilità nella de fiizione delle aree.Ma c’è una figura che si chiama commissario straordinario.Appunto straordinario, perché un terremoto 6.5 è un evento straordinario.Dunque utilizzi i poteri speciali.Non si può essere commissario straordinario e lasciare la responsabilità al livelli più bassi, prigionieri e inghiottiti dalla burocrazia.Se c’era un modello da perseguire in queste regioni come Umbria, Marche e Lazio, era quello della semplificazione, una sfida clamorosamente fallita.
A 14 mesi dal sisma centro Italia, dopo il sindaco dimissionario e 4 mesi di commissario straordinario a Ussita la montagna ha partorito il topolino.
Con un annuncio apertis verbis ci informano che la notifica delle Fast non ė necessaria.
Basta fare una richiesta al Comune con Pec allegando il certificato catastale e voilà il problema ė superato. Chissà quanti saranno dotati di PEC ma questo ė in problema che giriamo ai sognatori come Realacci.
ci sono voluti dieci mesi per trovare la soluzione. hanno richiamato la ordinanza 10 del del 19 dicembre 2016, art 1 comma 2 del commissario alla ricostruzione! Hanno interpellato l’ufficio ricostruzione! ma và! Non potevamo farlo prima.! Eppure fino a pochi giorni da quello quello stesso ufficio se ne lavavano le mani scaricando sui Comuni il problema delle notifiche.
Praticamente il comune di Ussita dopo avere avuto 9 , dico 9 unita aggiuntive prevalentemente per gli uffici tecnici scarica sui cittadini l’onere di produrre il certificato catastale. evidentemente era troppo lavoro!
Del resto da metà agosto ( 40 giorni) ad oggi erano state notificate 60 fast con la produttività di 1,5 al giorno un ritmo strabiliante
poi arriva l’invenzione!
a questo punto vogliamo le Fast notificate e pubblicate sull’albo pretorio!
potevate svegliarvi prima!
Qualcosa non torna.
La passione per la statistica mi ha spinto a verificare la dinamica delle ordinanze relative alle schede Fast di Ussita relative ai privati.
Emergono cose molto interessanti. Se mettiamo a confronto gli ultimi tre mesi di gestione commissariale, giugno luglio agosto, con i tre mesi del sindaco dimissionario, marzo aprile maggio sono ben 105 le ordinanze Rinaldi, e soltanto 64 quelle del commissario prefettizio.
Viene da domandarsi da cosa derivi un così drastico rallentamento a parità di personale assegnato.
È stato detto che le difficoltà deriverebbero dagli allegati catastali.
La tesi non convince perché riscontriamo dalla lettura delle ordinanze come non siano state riscontrate difficoltà per i complessi condominiali che pure hanno presenze plurime e quindi una mole di documentazione notevolmente più elevata rispetto alle abitazioni singole.
Come mai gli uffici comunali sono stati in grado di evadere così imponente documentazione in tutta la fase di predisposizione, completamento e notifica mentre per altri si registrano ritardi nella elaborazione?
C’è qualcuno in grado di dare spiegazioni logiche o dobbiamo rivolgerci in altra sede?
C’è qualcuno in grado di capire cosa è successo e cosa sta succedendo?
La situazione commissariale al comune di Ussita impone un supplemento di riflessione rispetto alla “tenuta” di Visso e Castel s.Angelo. Ho voluto rivisitare le ragioni storiche relative allo Stato pontificio che portarono nel 1860 prima alla aggregazione di Visso alla provincia di Macerata rispetto alla precedente collocazione umbra. Fu un percorso lungo e faticoso che nel 1880 con il regio decreto dell’11 gennaio stabilì la separazione patrimoniale di entrambi i centri di Ussita e Castesantangelo che si realizzò compiutamente soltanto con la legge 660 del 29 giugno 1913 per iniziativa dei deputati Silj Ricci e Bianchini. Alla frazione di Croce fu invece impedito. Non va dimenticato che le posizioni autonomistiche furono appoggiate dai vissani che in seguito alla separazione patrimoniale del 1880 erano indebitati e gravati di spese. Le ragioni a fondamento della autonomia risiedevano – come si legge nella relazione parlamentare di Del Zio – erano le distanze tra il capoluogo Visso ele frazioni che variavano da 6,5 km per la minima, a 12 km per la massima e 9 per la media, per strade in parte mulattiere determinando difficoltá obiettive al buon andamento della vita amministrativa. Tutto ciò nonostante bilanci speciali e rappresentanti propri, i servizi pubblici e gli interessi specifici erano trascurati. Oggi tutto ciò è superato dal progresso civile ed economico. Oggi la situazione è completamente mutata ed è obsoleta rispetto ai tempi nuovi. Oggi quella divisione amministrativa è superata e può essere perfino un ostacolo rispetto alla sfida della ricostruzione.
La protesta di oggi a Visso ha avuto gran clamore mediatico anche per il gesto delle dimissioni del sindaco di Ussita
Ne hanno parlato anche i tg nazionali. Ha avuto perfino l’attenzione anche di una nota di Mattia Feltri sulla Stampa. Bene. Purtroppo molti parlano senza sapere o con una lettura superficiale degli avvenimenti. Ha scandalizzato la vicenda giudiziaria del campeggio Il Quercione. Feltri arriva alla conclusione dello Stato che non c’e. Semmai ce ne ė troppo. Il comune ė proprietario di asset patrimoniali come impianti di risalita, azienda elettrica, impianti sportivi, piscina, stadio del ghiaccio, maneggio, campi da tennis. Il tutto racchiuso nelle partecipate comunali. Basta approfondire.
Feltri si ponga la domanda perchė ad oggi ad otto mesi dal sisma, Ussita ė ancora tutta zona rossa!
Perchė la ricostruzione ė bloccata.? Perché il sito del comune ė opaco rispetto alla normativa sulla trasparenza. Perchė non c’e una contabilità pubblica e on line delle generose donazioni pervenute?
Perché, Feltri, il Comune ė generoso e tollerante con se stesso e severo con taluni. E il comune non ė parte dello Stato. Non ė riconosciuto in Costituzione?
Allora la questione si fa complessa. Non possiamo fermarci all’epidermide. Non risulta che i sindaci dei comuni del maceratese che hanno autorizzato la casette in deroga dal piano regolatore siano stati perseguiti dalla magistratura. c’e qualcosa che non torna.
R4 è la ricostruzione
Vallestretta.R4, storia, ricostruzione e dintorni. In questi giorni si allungano le ombre sulla ricostruzione anche per le notizie sulla tipologia e classificazione dei terreni e sulle prospettive che si determineranno dopo le indagini che saranno approntate nei prossimi mesi. Oggi la situazione verte sulla classificazione R4 per alcune frazioni e parti di territorio. Ciò non impedirebbe di approntare le misure e gli interventi a ricostruire in sicurezza o riducendo i fattori di rischio. Si dirá che non è conveniente o troppo costoso, ma è questa la vera sfida.! È la storia che ce lo insegna. ! Prendiamo il caso di Vallestretta. Sulla vallata si notano i segni delle devastazioni causate dalle acque alluvionali. Il pericolo dell’alluvione è sempre stato un nemico in agguato nel corso dei secoli. Nel 1604 gli abitanti di Vallestretta inoltrano una istanza a Papa Clemente VIII. Nella istanza si dava conto dei disastri occorsi nel tempo riferendo come ” nel 1516 venne una lama de neve et ve annegò et sommerse a terra 9 case et ce ne morse 8 persone et fece molti altri danni a possssioni e frutti; l’anno 1590 all’interno 3 di giugno ci venne una piena d’acqua che spianò dalle fondamenta una chiesa detta S. Mariola et alquante altre case et ve morsero 4 persone et rovinò orti campi e vigne et frutti di tutta questa valle. L’anno presente 160ai 12 settembre è venuta un’altra piena de acqua et ha riempito la casa del prete residente in detta villa et la chiesa di S. Reparata ha rincalzata di terreno e saxi si o al tecto et facto grandissimo detrimento et danno…La minaccia costantemente incombente su Vallestretta richiedeva opportuni provvedimenti improntati alla sistemazione permanente dei bacini montani. Nel 1878 tutta la valle fu di nuovo invasa da una piena spaventosa di melma e pietrame. Nessuna vittima ma molti danni compresa la Chiesa della Mariola che dopo la ricostruzione del 1592 fu definitivamente travolta e abbattuta.La violenza della piena fu tale che danneggiò anche Sasso con danni alle case che sbarrano la piena che proveniva in contemporanea dalla valle dell’Ussita. Nel 1927, il 7 dicembre una valanga di enormi proporzioni si abbattè su Vallestretta portando a valle grossi macigni pietrame e tronchi d’albergo tanto da radere al suolo una parte rilevante di Moterotondo che diede legna da ardere per più anni per Vallestretta, frazioni di Ussita e Visso. Vallestretta era in una posizione precaria. senza le conoscenze scientifiche di oggi, che l’avrebbero classifica R4. Non si rimase con le mani in mano, ma furono approntate opere come rimboschimenti, varie chiuse, ripari sui fossi. Un insieme di interventi che diedero buoni risultati. Queste notizie pervennero da vari appunti di Mons Giuseppe Luchenti parroco di Vallestretta nato lì nel 1869 e deceduto nel 1950. Mons Leone Fiorelli ebbe cura di non disperderli. Perchè ho voluto richiamare a tutti voi questi frammenti di storia, perchè senza memoria non c’è futuro. Ripartiamo dalla storia per non arrenderci e per trovare le soluzioni che permettano a questi amati territori di rinascere. Al primo posto, però, ci deve essere la volontá di ricostruire. Solo che oggi non c’è il commissario del cardinale Aldobrandino a vedere con i propri occhi i disastri del seicento. Per Calcara valgono gli stessi ragionamenti. Poichè l’ho fatta lunga. Mi fermo qui.
Agosto 2026, a dieci anni dal Sisma
L’articolo di Filippo Ceccarelli (coinvolto dal terremoto di Amatrice) nel decennale del
Sisma ha il merito di risvegliare le coscienze nel decennale del sisma centro Italia. Il pensiero va immediatamente ai tanti amici e amiche che avevano casa ad Amatrice, luogo di lutti, amori e di ricordi.
La speranza di rivivere quei luoghi si allontana sempre più per quanti sono avanti negli anni.
Ceccarelli pone però oltre lo spazio per i sentimenti anche una riflessione politica: il modello della Ricostruzione che non poteva essere quello dell’area vasta dell’Irpinia, o del freddo Friuli che ha imposto soluzioni come le roulotte o il pendolarismo facilitato dalle corte distanze dei centri abitati, neppure quello dei capannoni dell’Emilia che colpivano il tessuto produttivo piuttosto che le abitazioni.
Il terremoto centro Italia era una cosa unica e diversa. Colpiva piccoli centri storici di piccoli comuni con la loro medioevale storia, ma investiti pesantemente dall’abbandono della montagna da crisi demografica, colpiti nel turismo invernale per i mutamenti climatici, e riconvertiti ad un turismo di evasione domenicale.
Quella riflessione potrebbe essere applicata meccanicamente a tanti comuni. È prevalsa l’idea dello Stato come mucca da mungere con idee fantasiose partorite da studi professionali di architettura. E allora hanno trovato spazio opere che avrebbero avuto un senso compiuto solo dopo il completamento della Ricostruzione oppure quando questa avrebbe raggiunto quota ottanta per cento.
Posso parlare per Ussita piccolo comune del maceratese che ho vissuto nei giorni agostani nel 2026 dopo che per oltre cinquanta anni è stato il luogo di famiglia vissuto. Dove tutto parlava: i fruscii delle piante, i rumori del vento, il suono delle acque cristalline del fiume che si infrangevano sulle pietre delle cascatelle.
Non posso credere che il modello ricostruttivo possa essere ricondotto ad una unica responsabilità. Credo che sia stata considerata l’occasione da non perdere per alimentare una spesa pubblica infinita.
Il primo obiettivo avrebbe dovuto essere quello di riaprire la Casa Comunale dando il segno della ripresa della vita ed invece si preferisce stare nei prefabbricati.
Le Sae soluzioni abitative d’emergenza restano lì come brutto biglietto da visita. Se sono soluzioni d’emergenza hanno una vita limitata dunque è inimmaginabile pensare ad una loro vita eterna o a una loro riconversione.
In tutto questo stato di cose la ricostruzione privata avanza lentamente pur nella complessità degli aggregati. Il cinema teatro, il pensionato sant’Antonio, il cimitero sono ancora inagibili! . Nè c’è un cronoprogramna sui tempi di recupero come si chiederebbe a una amministrazione trasparente.
Per non parlare dei luoghi di culto. Delle tante chiesette, una per frazione, tutte inagibili. L’unica funzionante è in megacontainer. Mi domando se il vescovo di Camerino si sia posto il problema dello stato dei luoghi di culto e se i fedeli abbiano potuto sopportare disagi nelle funzioni religiose rispetto ad orari delle sedi nei giorni di massima affluenza.
Possibile che delle dieci chiesette distribuite nelle frazioni non si sia potuta restaurare neppure una! Neppure quelle che si presentavano in condizioni migliori e ubicate fuori dagli aggregati come Santa Scolastica a Capovallazza o Sant’Andrea a Calcara. Non si sia fissata una priorità!
La vita di comunità si manifesta in tante espressioni e in molteplici aggregazioni.
Si è privilegiato l’investimento degli impianti a neve sulla montagna. Ma quale turismo si offrirà se mancano strutture alberghiere ricettive come è stato documentato. Sarà un turismo mordi e fuggi che non aiuterà l’economia a crescere di sviluppo auto propulsivo.
#sismacentroitalia
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#ussita
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Ps ho voluto ripercorrere alcune tappe del sisma 2016. Dalla visione spettrale nelle ore immediate del grande botto ad oggi a dieci anni al sisma passando per i problemi che sono stati toccati con mano, dalla messa in sicurezza ai problemi burocratici che ogni giorno si manifestavano per procedere nella Ricistruzione. Siamo stati fortunati, aiutati dalla determinazione di tutta la famiglia che di è impegnata nel raggiungere l’obiettivo in memoria dei nostri cari. Come simbolo dei ritardi potrei ricordare la sostituzione di un oblò del sottotetto che non poteva essere rotondo come quello originario ma quadrato come imponevano le norme antisismiche ma quel vincolo è costato molti ritardi per tutte le strutture. Quello come tanti altri hanno pesato sui ritardi nei lavori di tante situazioni simili.
Oggi la ricostruzione procede con lentezza. Ci sarà chi ha resistito e chi ha abbandonato.
Sarebbe necessario che la politica prenda in considerazione la necessità di una riforma istituzionale che partendo da una constatazione visiva e non solo quella dei numeri e delle percentuali priceda accorpare comuni che per dimensioni non sono in grado di affrontare le sfide dello spopolamento, di servizi adeguati, di sviluppo non assistenziale. Sarebbe un gravissimo errore se dopo le ingenti risorse erogate nel segno della solidarietà ci trovassimo di fronte a una opera incompiuta dove permangono ferite insanabili.

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