Una riforma ineludibile
C’è una riforma che sarebbe necessario affrontare per raggiungere una pluralità di obiettivi. È quella della riduzione del numero dei comuni rispetto alla popolazione residente che nel nostro Paese raggiunge il numero di 7896 per una popolazione di quasi 59 milioni di abitanti.
È ineludibile l’accorpamento per quelli con una popolazione inferiore a 3000 abitanti. La strada dell’unione per la razionalizzazione dei servizi comuni non ha dato i risultati sperati, così come il tentativo di dare una spinta alle Unioni dei comuni. Restano inalterati i costi dí funzionamento che in nome di una falsa autonomia nascondono la difesa di interessi locali che si traducono in veri e propri potentati familiari.
Non ha più senso mantenere costose assemblee elettive, peraltro svuotate di funzioni, con l’avvento della rivoluzione telematica e da un sistema di trasporti che agevola la partecipazione rendendo agevole quello che un tempo era difficoltà insormontabile. Le ragioni che spingevano per un governo territoriale parcellizzato sono cancellate dalla evoluzione socioeconomica.
Se pensiamo che sono ben 4460 i comuni con popolazione fino a 3000 abitanti, di cui 913 con meno di 500 abitanti, 1114 con meno di 1000 abitanti, 1524 con meno di 2000 abitanti e 909 con meno di 3000 abitanti abbiamo il quadro di una eccessiva frammentazione. Da tali numeri e da tale distribuzione si comprende la necessità di un intervento di razionalizzazione. Molte volte sono diventati comuni quelle che erano frazioni dello stesso comune rivendicando una autonomia funzionale. Mentre è giusto che frazioni di comuni di nuova urbanizzazione con azioni quasi pionieristiche possano avere rivendicato autonomia laddove ne esistano le condizioni demografiche.
Un intervento siffatto genererebbe forti risparmi sia sul funzionamento istituzionale (segretari comunali) indennità del governo locale (sindaci e giunta) ma anche sui costi operativi ( sedi, personale, uffici, strutture). Non va poi dimenticato il risultato in termini di efficienza gestionale. Il grande risultato politico si otterrebbe con una rappresentanza meno cristallizzata nella difesa di interessi particolari aprendo la comunità a visioni generali.
Dunque non c’è tempo da perdere. Ma sarà difficile trovare un legislatore attento alla effettiva razionalizzazione istituzionale di cui c’è grande necessità.