Nel centenario di Don Giulio de Rossi 

Nel centenario di Don Giulio de Rossi 

22 novembre 1925 

A vicolo Valdina, nel mese dei defunti, rispettando una tradizione, abbiamo ricordato i 66 parlamentari che nell’ultimo anno sono tornati nella Casa del Signore. Lo facciamo con un pensiero commosso rivolto anche verso i nostri familiari, amici e parenti. 

È stata occasione per commemorare anche don Giulio De Rossi di cui il 22 novembre  ricorre il centenario della morte. 

Don Francesco lo ha efficacemente definito “costruttore di futuro”. 

Giulio De Rossi era già laureato in matematica, avviato a una brillante carriera universitaria quando ebbe l’ordinazione sacerdotale per concessione speciale di Pio X. Tornó ad insegnare al Sant’Apollinare dal 1905 al 1911 dove si era formato. 

Nel 1908 si recò in Calabria e nel 1915 ad Avezzano per prestare aiuto alle vittime dei tremendi terremoti che avevano colpito quelle zone. 

Entrò in contatto poi con i circoli culturali cattolici tra cui il Leonardo e il Dante. 

Gabriele De Rosa nel

Suo magistrale racconto di Sturzo, nelle pagine dedicate alle commedie dei fratelli Sturzo, ci ricorda che Don Giulio De Rossi, scrivendo della esperienza letteraria di Filippo Meda osservò che il primo stadio di attività dei cattolici, il loro “riaffacciarsi cioè alla vita nazionale era avvenuto quasi da per tutto sotto forma di rivincita letteraria”. E aggiungeva “tra l” 80 e il ’90 pullulano nelle principali città d’Italia questi cenacoli di giovani letterati nostri, che cominciano col partire in lotta contro la formula pagana “l’arte per l’arte” è che per riaffermare la formula cristiana “l’arte per la vita,”  investiti che sono dalla grande marea della questione sociale, si vengono a poco a poco democratizzando”. Si riferiva non a cenacoli di Fogazzaro, Nediani  ma a tutta quella produzione minore che non è mai entrata nella storia della letteratura (Meda, Mattei Gentili, Paolo Arcari)che però aveva diffusione tra i cattolici al nord come al sud, cioè quella meno ambiziosa, ma più pratica e politicizzata che mirava ad offrire alla gente semplice, ai parrocchiani, e ai devoti testi letterari e sociali, che funzionassero da “contravveleno” alle immagini e alle idee e ai miti della società individualistica-borghese”. 

Dal 23 aprile 1916 fu direttore della Settimana sociale, organo della giunta direttiva dell’Azione cattolica. Rimase in carica fino alla fine della guerra. Dalle colonne del periodico richiamò spesso i cattolici all'”unione” e al “dovere” di fronte al paese in guerra.

Fu redattore del Corriere d’Italia il più  importante  quotidiano del trust cattolico. Maturó  un forte impegno nella stampa cattolica fino dirigere  a dirigere giornali e a divenire proprio per le sue capacitá, direttore dell’ufficio stampa del PPI, chiamato da Luigi Sturzo. Il suo era un pensiero vivace, non accomodante.

I due sacerdoti si muovevano all’unisono nella costruzione del partito Popolare. Entrambi per ragioni diverse ebbero problemi con le gerarchie ecclesiastiche. Luigi Sturzo andrà in esilio-salvezza, prima a Londra poi negli Stati Uniti, (“preferendo l’esilio alla servitù” come scriverà a Don Tommaso  Nediani); don Giulio per le sue posizioni audaci e di avanguardia sociale ebbe prima richiami, poi divieti di collaborazioni giornalistiche,  poi  per il suo sguardo verso i socialisti riformisti, un piccolo esilio nella parrocchia di San Saba, allora un rione popolare – non quello odierno, ambito e sofisticato – ma un ambiente fortemente anticlericale che ne stimolò l’azione apostolica. 

Questo avveniva prima della guerra mondiale per poi dirigere “il prete al campo” come sussidio pastorale ai cappellani militari. Ricordando don  Giulio De Rossi ci immergiamo profondamente in quella storia che si sviluppava in un perimetro a pochi metri da noi, tra il collegio sant’Apollinare, via di Ripetta 102 sede dell’Ape , via della scrofa 70, e  piazza Capranica 102 dove aveva sede la casa editrice di Francesco Ferrari che pubblicò i libri di De Rossi compreso quello prezioso del 1920 del costo di 8 lire sul “partito Popolare dalle origini al congresso di Napoli”che conservo gelosamente nella edizione originale. 

Partecipa nelle sere del 23 e 24 novembre del 1918 in via dell’Umiltà nella sede dell’Unione Romana  con quei pochi amici che gettano le basi del nuovo partito e che poi parteciperanno alla piccola Costituente poi presieduta dal conte Santucci personalità autorevoli del movimento cattolico conservatore uno dei tre ucci ” come vennero definiti Santucci,  Benucci, Jacoucci,   tutti del circolo San Pietro. 

De Rossi come direttore dell’ufficio stampa del Partito Popolare ebbe l’incarico di tracciare la complessa e varia attività svolta dal partito nel primo anno di vita. Un libro più documentario che narrativo dove prevale la “sostanza delle cose più che la fosforescenza della forma” con l’obiettivo di farne apprezzare la decisa ferma volontà del partito popolare nella ricostruzione economica, politica, sociale e morale della Patria. 

Il nuovo partito nasceva dopo l’appello di Sturzo ai” liberi e forti”. 

Assumeva il nome di Partito Popolare dimostrando,  come scriveva De Rossi – la “propria volontà di rivolgersi a tutte indistintamente le classi, perché di tutte aveva bisogno per disporle armonicamente nel nuovo ed auspicato Stato organico, aggiungendo che “le preoccupazioni sociali, le rivendicazioni degli umili, lo sforzo verso la elevazione intellettuale, morale e politica del proletariato, costituivano però un’altra base programmatica dei “popolari” che, accettando completamente, senza partigianeria classista, nè limitazioni di sorta, lo spirito democratico, sentivano di dovere agire più efficacemente proprio in quelle masse che più sembravano lontane dalla auspicata maturazione politica”. 

De Rossi non è solo direttore dell’ufficio stampa, ma concorre con le sua straordinaria capacità giornalistica alla elaborazione e al sostegno delle maggiori battaglie politiche di cui la prima battaglia fu la proporzionale. Don Giulio ne è l’orchestratore e interviene con articoli di grande rilievo. La “rappresentanza proporzionale non ammette surrogati” scrisse come pure insistette sul “partito delle libertà cristiane”. 

Il 18 maggio 1920 scriverà :” una sola via è possibile, una concentrazione delle sinistre intorno al PPI sulla base di un programma audace e concreto”. i fatti andranno in modo diverso. 

Al congresso di Napoli si  fa promotore di un Odg per l’adozione immediata dell’esame di Stato come presupposto per equiparare scuole di Stato e scuole libere. 

Sturzo vuole affiancare Donati al Popolo con De Rossi come consigliere delegato. La convivenza però è difficile; i caratteri sono diversi, Donati  impulsivo, De Rossi riflessivo. Si arrivò alle dimissioni. Fu sostituito da Spataro, ma continuò a scrivere. In una intervista a l’Italia di Milano, disse ” se i popolari hanno collaborato con i liberali, non saprei proprio vedere perché in linea dottrinaria non potrebbero collaborare con i socialisti. Dal Sillabo in qua sono state più numerose le condanne della Chiesa  contro il dottrinarismo liberale che contro quello socialista. “Chi non si è scandalizzato di ministri popolari collaboratori di Bonomi, non ha diritto dal punto di vista cattolico di scandalizzarsi di una combinazione nella quale entrasse Turati. E se si scandalizza ciò avviene perché sovrappone una sua concezione politico-economico-sociale agli insegnamenti augusti e dottrinali della Chiesa”. 

Nel gennaio del 1919 con la nascita del PPI, si registrò l’allineamento della stampa cattolica nel sostegno al nuovo partito. Secondo don Giulio De Rossi che monitorava la situazione, 20 quotidiani aderirono al PPI con una diffusione in tutte le regioni oltre periodici, riviste e bollettini sparsi in ogni angolo del paese, anche con posizioni diverse, pluraliste e non sempre allineate. 

L’8 giugno 1919 nasceva diretto da Giulio De Rossi il Popolo nuovo che fu per cinque anni il settimanale ufficiale del

PPI. Poi nel 1923 verrà la crisi della stampa popolare con abbandoni e defezioni. Molti quotidiani ottennero contributi dal governo e dal Ministero dell’Interno. 

Altri rimasero fedeli a Sturzo che nel 1923 diede vita al Popolo che uscì il 23 aprile su un progetto di Donati e Fuschini e i mezzi finanziari assicurati dal comm Morpurgo presidente delle assicurazioni generali di Venezia. Donati portò avanti grandi battaglie come quella sul delitto Matteotti. Seguirono sequestri, blocchi delle pubblicazioni per 47 volte, esili, fino alla cessazione delle pubblicazioni. 

Quando Sturzo si dimise da segretario per impedire che l’offensiva contro la Chiesa  andasse più oltre e fondò la società editrice libraria italiana che publicò un bollettino bibliografico, costituì un circolo culturale che serviva di copertura ad attività politica, fu assistito da Giulio De Rossi, Vincenzo  Mangano, Giampietro Dore  e Mario Scelba. 

Don De Rossi non è solo cronista, ma commentatore, storico e politico degli avvenimenti. 

Scomparve prematuramente nel 1925. 

In tale occasione Sturzo scrisse a Spataro: ” ti puoi immaginare quale schianto è stata la notizia della morte del buono e caro don Giulio. È una perdita assai grande.” (2)

In quella stessa lettera apprende della scomparsa del Popolo ed esprime “un profondo dolore”. 

Questo accadeva nel novembre del 1925!

Maurizio Eufemi 

Bibliografia

Il partito Popolare italiano dalle origini al congresso di Napoli, Francesco Ferrari Libraio Editore, Roma, 1920; 

Gabriele De Rosa, Sturzo, UTET, 1977; 

Gabriella Fanello Marcucci, La Discussione, 17 luglio 1978 anno XXVI n. 28 ” Sturzo non fu il solo prete a battezzare il PPI. C’era anche don Giulio De Rossi. ” 

Treccani Dizionario biografico degli italiani di Francesco Malgeri,  Giulio Cesare De Rossi, vol.39, 1991; 

Dizionario storico  del Movimento cattolico in Italia voll. I e II , a cura di Francesco Traniello e Giorgio Campanini, editore Marietti, 1982

Www.romasette.it, 16 gennaio 1919, Augusto  D’Angelo, Don De Rossi, tra azione pastorale e passione politica; 

Opera omnia Luigi Sturzo terza seria scritti vari vol. 4 -1 lettere a Giuseppe Spataro, a cura di Gabriella Fanello Marcucci, Istituto Sturzo digital; 

Il cardinale Gasparri e la questione Romana a cura di Giovanni Spadolini, le Monnier, 1972 

Francesco Malgeri, I rapporti tra Stato e Chiesa dal fascismo alla repubblica, la goliardica editrice,  Roma, 1976; 

Giovanni Coco, Il labirinto romano, Città del

Vaticano, Archivio segreto Vaticano, 2019

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(1) Nelle memorie del cardinale Pietro Gasparri – a cura di Giovanni Spadolini – accusato di nepotismo dal card. De Lai – in uno dei sette punti a discolpa – per non riconfermarlo da  Benedetto XV, segretario di Stato, viene citato don Giulio De Rossi. Alla ragione terza  offre una motivazione dettagliatissima rispetto alla accusa  di essere favorevole al Partito Popolare asserendo che non conosceva il sacerdote De Rossi. Era favorevole al corriere d’Italia cui contribuiva con lire 1000 annue in forma anonima. Era favorevole con la motivazione che l’Osservatore non “era letto se non da preti e frati mentre l’unico giornale che tuta coscientia poteva essere letto dal pubblico ed entrare nelle famiglie era il Corriere.” Poi prosegue “resta il mio favore al Partito Popolare”  era più il partito che si più si ispirava ai principii cristiani nonostante alcune lacune. Non era neppur vero come sosteneva il Giornale d’Italia  che il partito Popolare fosse voluto da s. Padre Benedetto XV; tolto da Pio X il non expedit, il partito Popolare sorse per generazione spontanea senza alcun intervento politico della s. Sede nè pro nè contro. Se gli em.mi avessero allora ottenuto la soppressione del Partito Popolare, non avrebbero potuto ottenere cosa più gradita al Palazzo Giustiniani alla Massoneria e alla stampa anticlericale. Coll’avvento del Fascismo morì il Partito Popolare e Mussolini mise a posto e la Massoneria e l’anticlericalismo della stampa. 

(2) Nelle lettere a Giuseppe Spataro  si registrano 21 citazioni di Don Giulio De Rossi. Sturzo nelle sue lettere da Londra nel dare direttive e tenere insieme la squadra di comando aveva sempre un pensiero per don Giulio. Ce n’è una che dimostra il clima di articolato e fecondo pluralismo laddove esprime perplessità su un articolo di De Rossi

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