intervento Maurizio Eufemi alla commemorazione di Enea Piccinelli nel cinquantesimo anniversario della legge 780/1975 sulla silicosi e aspestosi.

intervento Maurizio Eufemi alla commemorazione di Enea Piccinelli nel cinquantesimo anniversario della legge 780/1975 sulla silicosi e aspestosi.

Commemorazione Enea Piccinelli Capalbio 6 dicembre 2025 

In ricordo di Enea Piccinelli 

Capalbio  6 dicembre 2025

Siamo oggi qui a ricordare la figura di Enea Piccinelli. Lo facciamo qui nel palazzo comunale di Capalbio, cuore della sua amata Maremma, luogo simbolo di tanti significativi eventi. 

Il cinquantenario della approvazione della legge sulla silicosi e asbestosi si intreccia con il ricordo e la storia di Enea Piccinelli, recentemente scomparso, un parlamentare della terza generazione DC che fu promotore e fortissimo sostenitore di una legge che rappresenta una grande conquista sociale del riformismo degli anni settanta, che muove negli anni cinquanta con de Gasperi e Fanfani con la riforma agraria, poi con la scuola, l’enel e l’energia elettrica, e la sanità. Un welfare state che sembra ormai dimenticato. Piccinelli era orgoglioso della sua storia politica nella DC e della sua vicinanza con Fanfani. Non apparteneva alla categoria dei pentiti o di quanti hanno rinnegato l’appartenenza. 

Abbiamo voluto predisporre con Hubert Corsi un piccolo dossier con alcuni rilevanti passaggi politici e parlamentari. 

Una lettera particolarmente significativa di Piccinelli a Fanfani del 1963, dopo le elezioni politiche che spostano a destra l’elettorato proprio in conseguenza di una grande scelta come fu quella della nazionalizzazione energia elettrica e la nascita dell’enel che avrebbe consentito di portare l’energia in tutte le contrade del paese, nelle aree interne, dove nessun privato avrebbe fatto investimenti. 

Ecco quella lettera ne  ricorda il suo forte legame proprio nel momento in cui Fanfani è vulnerato e Piccinelli dimostra la sua personale vicinanza; cosi come il legame con Hubert Corsi, a cui ha passato il testimone politico nel 1983; poi l’iter della legge 780 nei passaggi parlamentari, dalla genesi alla approvazione definitiva, infine alcune significative proposte di legge che caratterizzano Enea Piccinelli nel suo sguardo riformista.

 C’è nel dossier un bel ricordo recente di Hubert Corsi di Enea che inforcava la sua fiammante Lambretta per avventurarsi nelle strade bianche polverose sterrate fangose a seconda della stagione tracciate dalle transumanze dei pastori che dal Monte Amiata portavano alla Maremma. Sembra la sceneggiatura di un film del neorealismo di De Sica, Rossellini, Visconti. 

La Statale n. 2 Cassia, fu poi ammodernata su suo impulso prima di Torrenieri e fino alla Bisarca, evita – tra le altre asperità – le fastidiosissime curve di Celamonti, rendendo agevole l’intero tratto fino ai Comuni amiatini e verso Viterbo, come è stato riconosciuto. 

Le immagini della povertà che diventava nerissima miseria che toccava quotidianamente lo spingeranno a difendere con il suo impegno politico collocandolo lui toscano del “popolo basso e lavoratore” tra i protagonisti del “riscatto” di quel territorio e della sua gente.

Poi l’incontro con Fanfani, la guida del comitato provinciale di Grosseto, la politica dell’ascolto e di strumento partecipativo e di dialogo con Cronache Maremmane. 

Eravamo nel pieno dell’attuazione della riforma agraria; i problemi erano enormi per rimuovere un arretrato sociale dell’essenziale che era enorme e richiedeva un grande impegno. Piccinelli fu premiato alle elezioni del 1963. 

Non troviamo grandi discorsi nei consessi di partito, perché era un politico concreto. Per meglio comprendere la figura di Piccinelli è necessario guardare dentro la sua azione politica e legislativa. Può avere il privilegio di avere 4 leggi con il suo nome frutto della sua ostinata caparbietà, in un tempo in cui l’iniziativa parlamentare portava frutti e non era tutta come ora nelle mani dell’Esecutivo. 

Proprio in questi giorni, il 18 dicembre di cinquanta anni fa, si concludeva l’iter parlamentare della legge Piccinelli n.780/1985 che recava nuove norme per rendere l’accertamento e l’indennizzo della silicosi e dell’aspertosi il più rapido possibile. Era il suo grande successo. Trovò le convergenze con il deputato bellunese Bortot, perché anche Bellluno era colpita parimenti. 

I tentativi delle legislature precedenti erano stati infruttuosi. C’erano molte resistenze anche dell’Inail. Migliaia di famiglie in Italia (3000 nella sola provincia di Grosseto) attendevano da anni questo atto riparatore di giustizia sociale. Allora si commentò che era un giorno felice per il Parlamento perché quelle semplici norme rappresentavano l’espressione più pura e più vera di umanità e civiltà. La legge portò a miglioramenti anche nelle tecniche di estrazione, riducendo i pericoli delle polveri. Solo successivamente ci fu l’adozione, nei lavori in galleria, del martello pneumatico ad iniezione d’acqua. Puntando, quindi, sulla prevenzione.

Una malattia conseguente allo sviluppo industriale che colpiva migliaia di lavoratori con il riconoscimento di malattia professionale, con benefici riconosciuti ai superstiti. 

C’era il problema della armonizzazione comunitaria ancora lontana per i minatori emigranti  in Belgio che tornavano a casa. 

I numeri erano spaventosi che colpivano zone povere. 

Erano Forme morbose dell’apparato respiratorio 

11000 Sardegna 

11000 Toscana 

Veneto bellunesi 10 mila 

Valle Aosta 

 Oggi con questa iniziativa promossa dagli amici di Enea vogliamo richiamare l’attenzione sulle malattie professionali che colpiscono il mondo del lavoro e ripensare alle condizioni di lavoro. 

Non erano pericolose solo le miniere di carbone ma l’esposizione al rischio era forte anche per i minatori che lavoravano nelle gallerie e respiravano polvere di roccia e i veleni dell’esplosivo che usavano per scavare gallerie realizzate per gli impianti idroelettrici, con rocce dure perchè ricchissime di micidiale per la respirazione biossido di silicio ed erano pertanto molto dure.

Paradiso del pane quotidiano e l’inferno della morte precoce. 

Il provvedimento del 27 dicembre 1975, infatti, trova successo su iniziativa congiunta democristiana e comunista -primi firmatari il toscano Enea Piccinelli e il bellunese Giovanni Bortot. 

Aveva il significato non di un dono ma di una parziale riparazione a chi ha sacrificato al progresso la salute. 

Un miglioramento delle tutele assicurative. 

Quella legge muove i primi passi dal 1963, ma fu approvata all’unanimità in commissione in sede deliberante 30 su 30; rappresenta un punto alto della centralità parlamentare perché nasce per iniziativa di deputati che non era nelle mani esclusive del governo. 

Un punto alto del Welfare State e del riformismo degli anni settanta. 

Se guardiamo alla attività parlamentare di Enea Piccinelli possiamo constatare che abbia attraversato diverse fasi politiche: il  centro sinistra riformista degli anni sessanta di Fanfani Moro e Rumor, la solidarietà nazionale degli anni settanta,  il centrosinistra laico dei primi anni ottanta. 

Tra gli interventi parlamentari sono due gli interventi che mi hanno colpito: quello del 16 dicembre 1969 sul bilancio che era  il momento più alto del rapporto governo Parlamento,  non il votificio di ora tutto nelle mani del governo. Quell’intervento è una autentica lezione di politica economica, poi per altre ragioni  quello del 9 novembre 1970 sul divorzio, quando tutta la DC intervenne in Aula e Andreotti capogruppo pubblico in un libro tutti gli interventi. 

Piccinelli richiama  la necessità di politiche sociali e l’azione pubblica per la piena occupazione. 

Sollecita nuovi blocchi di investimento nelle aree deboli, allora si chiamavano depresse, l’ampliamento della base industriale nelle nuove attività e nelle moderne tecnologie a bassa intensità di capitale, politiche di sviluppo ad alta produttività. C’era tutta la politica sociale  fanfaniana di cui Piccinelli si sentiva interprete. 

Far prevalere l’interesse pubblico nelle localizzazioni, investimenti sociali per impedire      emigrazione    era il suo imperativo. 

Pone l’accento sulle ristrutturazioni produttive; 

sull’adeguamento della istruzione professionale alle necessità di sviluppo; 

Sulla inadeguatezza della scuola alla preparazione di lavoratori qualificati e specializzati. 

Auspicava una riforma del collocamento in una logica tripolare tra centri di previsione della domanda, centri di formazione e luoghi di lavoro. 

Prevedeva la formazione anche per i licenziati e per i lavoratori in esubero. 

Infine poneva lo sguardo alle cooperative poco attente alla mutualità  e “paravento per imprenditori poco scrupolosi per ottenere indebite agevolazioni per violare la legge, i diritti dei soci e dei lavoratori dipendenti”. 

Pose attenzione agli assegni familiari proponendo un salario familiare. 

Sapeva cogliere le difficoltà del tempo e interpretarle offrendo soluzioni anticipatrici. Sono tutti temi che avrebbero trovato soluzioni legislative solo successivamente. Le sue aspettative erano verso i lavoratori le famiglie il lavoro, le case in giusto sistema fiscale e previdenziale, produzione mondo del lavoro, affermazione dei diritti e consolidamento della democrazia. 

Il discorso che fa sul divorzio, è rivolto ai danni che produce alla famiglia, alle generazioni future, al bene, alla nostra comunità. 

Anche in quella occasione pose attenzioni ai particolari interesse di pochi e ai minori per i traumi nei rapporti affettivi sottolineando l’opera educativa della famiglia. 

Se guardiamo alla attività parlamentare di Enea Piccinelli possiamo constatare che abbia attraversato diverse fasi politiche: il  centro sinistra riformista degli anni sessanta di Fanfani Moro e Rumor, la solidarietà nazionale degli anni settanta,  il centrosinistra laico dei primi anni ottanta. 

Tra gli interventi parlamentari sono due gli interventi che mi hanno colpito: quello del 16 dicembre 1969 sul bilancio che era  il momento più alto del rapporto governo Parlamento,  non il votificio di ora tutto nelle mani del governo. Quell’intervento è una autentica lezione di politica economica, poi per altre ragioni  quello del 9 novembre 1970 sul divorzio, quando tutta la DC intervenne in Aula e Andreotti capogruppo pubblico in un libro tutti gli interventi. 

Piccinelli richiama  la necessità di politiche sociali e l’azione pubblica per la piena occupazione. 

Sollecita nuovi blocchi di investimento nelle aree deboli, allora si chiamavano depresse, l’ampliamento della base industriale nelle nuove attività e nelle moderne tecnologie a bassa intensità di capitale, politiche di sviluppo ad alta produttività. C’era tutta la politica sociale  fanfaniana di cui Piccinelli si sentiva interprete. 

Far prevalere l’interesse pubblico nelle localizzazioni, investimenti sociali per impedire      emigrazione    era il suo imperativo. 

Pone l’accento sulle ristrutturazioni produttive; 

sull’adeguamento della istruzione professionale alle necessità di sviluppo; 

Sulla inadeguatezza della scuola alla preparazione di lavoratori qualificati e specializzati. 

Auspicava una riforma del collocamento in una logica tripolare tra centri di previsione della domanda, centri di formazione e luoghi di lavoro. 

Prevedeva la formazione anche per i licenziati e per i lavoratori in esubero. 

Infine poneva lo sguardo alle cooperative poco attente alla mutualità  e “paravento per imprenditori poco scrupolosi per ottenere indebite agevolazioni per violare la legge, i diritti dei soci e dei lavoratori dipendenti”. 

Pose attenzione agli assegni familiari proponendo un salario familiare. 

Sapeva cogliere le difficoltà del tempo e interpretarle offrendo soluzioni anticipatrici. Sono tutti temi che avrebbero trovato soluzioni legislative solo successivamente. Le sue aspettative erano verso i lavoratori le famiglie il lavoro, le case in giusto sistema fiscale e previdenziale, produzione mondo del lavoro, affermazione dei diritti e consolidamento della democrazia. 

Il discorso che fa sul divorzio, è rivolto ai danni che produce alla famiglia, alle generazioni future, al bene, alla nostra comunità. 

Anche in quella occasione pose attenzioni ai particolari interesse di pochi e ai minori per i traumi nei rapporti affettivi sottolineando l’opera educativa della famiglia. 

Abbiamo voluto ricordare anche alcune significative proposte di legge di Enea Piccinelli. 

Il suo sguardo lungo sui problemi vivi del territorio, sulla rappresentanza parlamentare,  sul demanio con la modifica al codice della navigazione a c 826 del 1979 relativamente alle aree lacustri, che guardava proprio alle zone costiere di questo comune, sulla alienazione dei beni della riforma agraria, l’ac  3120 del 1982 sugli gli enti di gestione per evitare di riformarsi del latifondo che oggi è diventato rendita industriale. Problemi locali con valenza nazionale e generale. 

Le iniziative sulla marineria sul naviglio. La modernizzazione era sempre al centro della sua azione. Basti pensare alla attenzione che pose sulle Poste italiane nel 1977 oltre quaranta anni fa ponendole fuori dal perimetro dei vincoli statali. Una riforma che si realizzò molto molto tempo dopo, quando Ciampi da ministro del Tesoro 

Era un politico concreto guardava alla distanza delle cose. 

C’è una ultima questione che merita di essere segnalata e che dimostra l’attenzione unita a lungimiranza di Enea Piccinelli. Tutti noi e voi avete visto le devastazione dei campi eolici e fotovoltaici  con una progressiva sottrazione di suolo all’economia agricola produttiva. In molti casi si fa ricorso alle leggi per l’accorpamento e il raggiungimento dimensionale per finalità diverse da quelle agricole ma per la produzione di energia solare. Piccinelli tra le sue iniziative parlamentari aveva previsto la inalienabilità dei beni ottenuti con la riforma agraria! 

L’attenzione alla rappresentanza acquista ancora più valore oggi che province e vaste aree sono escluse da qualsiasi rappresentanza in Parlamento dalla riduzione del numero dei parlamentari! 

Non posso chiudere questa commemorazione di Enea Piccinelli senza ricordare il

suo ruolo nella riforma dello Statuto della DC nel clima drammatico del terrorismo rosso. Siamo al cn nell’autunno, 8 ottobre del 1978 con la segreteria Zaccagnini, e Piccinelli nel suo intervento pubblicato dal Popolo disse ” il nuovo Statuto è un punto di partenza sulla via del rinnovamento. La fase di attuazione dello stesso sarà la più difficile. Comporta infatti la necessaria informazione di ciò che esso vuole rappresentare e del significato delle modifiche apportate; la formazione dei dirigenti all’uso più appropriato degli strumenti previsti dalle nuove norme la creazione e il funzionamento dei rinnovati organi di garanzia statutaria. 

In queste parole c’era il parlamentare, il politico, l’avvocato Enea Piccinelli. 

Voglio concludere con un ricordo personale. Si discuteva in Senato la riforma della RAI proposta dal ministro  Gasparri. Avevo presentato una serie di emendamenti a tutela dei minori quando mi arriva una telefonata di Piccinelli che richiamava la mia attenzione sulla tutela dei minori nella programmazione televisiva. 

Non era più parlamentare da venti anni ma era un politico in servizio permanente effettivo, non rinunciava a farsi interprete dei problemi dei giovani che riportandosi al ruolo di dirigente del centro giovanile della azione cattolica di Pitigliano. 

Quando si è politici come Enea Piccinelli – e  lo ha interpretato come missione, – non si lascia per decreto; si vince e si vive il concorso della politica sempre, ogni giorno, tenacemente attento all’oggi e al domani. È una bella storia politica di cui Capalbio, la Maremma, la circoscrizione di Grosseto devono essere orgogliosi per quanto amore ha dedicato al bene comune. 

Capalbio , 6 dicembre 2025 

l’on Hubert Corsi ha richiamato l’intervento di Enea Piccinelli al congresso provinciale di Grosseto, pubblicato su Cronache Maremmane del 26 aprile del 1959. Un documento storico che Hubert Corsi conserva nel suo archivio personale.

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